Ma quale pace? A Roma un incontro su guerre, genocidi e responsabilità collettive
Irene2025-12-12T17:54:01+01:00Giovedì 18 dicembre 2025 alle ore 18.00 negli spazi di Via Contardo Ferrini 83 a Roma, si terrà l’incontro “Ma quale pace? A trent’anni dal massacro di Srebrenica, con gli occhi su Gaza: guerre, genocidi, narrazioni, diritti e responsabilità”, promosso e organizzato da ÀP – Antimafia Pop Academy nell’ambito della rassegna Conversazioni – Coordinate sgrammaticate di democrazia.
L’appuntamento nasce da una domanda tanto semplice quanto urgente. Secondo il Global Peace Index, nel mondo sono attualmente in corso 56 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, che coinvolgono circa 92 Paesi e hanno prodotto oltre 100 milioni di sfollati e più di 233.000 vittime solo nel 2024. In questo scenario, interrogarsi sul significato stesso della parola “pace” diventa un atto necessario.
A trent’anni dal massacro di Srebrenica, avvenuto l’11 luglio 1995 con l’uccisione di oltre 8.000 bosniaci musulmani sotto la responsabilità delle Nazioni Unite, e mentre lo sguardo del mondo è puntato su Gaza, l’incontro intende aprire uno spazio di riflessione sulle responsabilità politiche e internazionali, sui diritti umani sistematicamente violati e sulle narrazioni che spesso deformano o oscurano la realtà dei conflitti.
A dialogare su questi temi saranno Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia e co-autore del volume Genocidi (People, 2025) e Valerio Nicolosi, giornalista di Fanpage e Micromega, autore di C’era una volta Gaza. Vita e morte del popolo palestinese (Rizzoli, 2024) e Attraversare i confini (Utet, 2025). Le loro voci offriranno uno sguardo critico e complementare, capace di intrecciare l’analisi dei fatti, la denuncia delle inerzie internazionali e il racconto delle storie che troppo spesso restano ai margini.
L’incontro vuole andare oltre la dimensione dei numeri e delle cronache, per riportare al centro le persone, le comunità colpite, le responsabilità collettive e la necessità di scegliere da che parte stare. Di fronte a ferite ancora aperte come Srebrenica e Gaza, la riflessione proposta invita a non rimanere spettatori passivi, ma a costruire un immaginario e un impegno capaci di rompere non solo gli assedi fisici, ma anche quelli culturali e politici.