Gli Ecomusei della Regione Lazio si presentano alla Comunità
Mercoledì 10 dicembre 2025 alle ore 16.00, la Casa della Cultura e dello Sport “Silvio di Francia” (via Casilina, 665 nel Municipio Roma V) ospiterà un appuntamento storico per il sistema culturale regionale: il primo incontro pubblico che riunisce alcuni tra i più rappresentativi Ecomusei del Lazio intitolato “Gli Ecomusei della Regione Lazio si presentano alle comunità”.
L’iniziativa, promossa dall’Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros, segna l’avvio ufficiale del percorso di costituzione della nuova Rete regionale degli Ecomusei.
All’incontro prenderanno parte l’Ecomuseo della Terra Amena, l’Ecomuseo Orto del Centauro Chirone, l’Ecomuseo del Litorale Romano, l’Ecomuseo Argil – Uomo e Ambiente nella Valle Latina, l’Ecomuseo della Seta e della Sostenibilità, l’Ecomuseo della Via Latina e l’Ecomuseo dell’Agro Pontino. Una rappresentanza ampia e diversificata, che testimonia la ricchezza dei territori laziali e la varietà delle loro espressioni culturali, ambientali e comunitarie.
La giornata inaugurerà un ciclo di incontri itineranti che, nei prossimi mesi, attraverseranno diverse aree della regione per far conoscere al pubblico il valore degli ecomusei: presìdi di memoria e partecipazione che custodiscono paesaggi, tradizioni, saperi locali e pratiche di comunità, promuovendo una relazione viva tra patrimonio e cittadini.
Durante l’iniziativa sarà avviato il percorso di formalizzazione della Rete degli Ecomusei del Lazio, uno strumento pensato per rafforzare il lavoro congiunto tra le realtà coinvolte, condividere metodologie e competenze, sviluppare progettualità comuni e valorizzare l’intero sistema degli ecomusei come componente fondamentale delle politiche culturali regionali.
Sarà anche il primo momento in cui gli Ecomusei del Lazio si presentano collettivamente al pubblico, offrendo uno spazio di ascolto e confronto sulle proprie esperienze, sulle sfide condivise e sulle nuove possibilità di collaborazione. Un’occasione aperta a tutti — cittadini, associazioni, scuole, operatori culturali e realtà locali — per conoscere da vicino un modello partecipativo di cura del patrimonio che cresce dal basso e che mette al centro le comunità e i loro territori.
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